I quattro modi in cui parliamo sui social: i Partakers di Nextplora

Il 27 settembre a Milano Nextplora ha presentato la propria ricerca sui partakers, e ha raccontato a una platea di spettatori come le persone parlano con le aziende sui social. Il video dell’evento è qui e secondo me vale la pena guardarlo, se avete qualche minuto di tempo:

Nextplora ha provato a capire come si comporta il pubblico sui social e si è fatta tre domande:

  • Chi sono le persone che prendono parte alla conversazione?
  • Cosa li spinge a commentare e a parlare con noi? Quali motivazioni?
  • Cosa consumano e quali sono i loro interessi?

Per ogni persona è necessario capire le motivazioni estrinseche (razionali, di ritorno economico, facilmente intuibili) ed intrinseche (meno scontate, indirette, relative a valori, morale, etica e psicologia). Nextplora ci ha provato ed è venuta fuori una suddivisione di 4 categorie di persone, non così trasversali su età, formazione e macroregione italiana.

Secondo me è divertente però vederli nel dettaglio, altrimenti non ha senso leggere i nomi che Nextplora ha attribuito ai quattro gruppi distinti, e quindi facciamolo:

Giovani, partecipano moltissimo alle conversazioni ma non lo fanno realmente per essere utili, o ottenere informazioni utili per sé stessi, quanto per affermarsi nel contesto di riferimento. Praticamente sono persone molto informate sui prodotti e disposte a cominciare un dibattito, ma il tono è tendenzialmente positivo perché sono persone che si trovano a proprio agio con la dimensione social al punto da costruire la propria identità di adulto attraverso la partecipazione.

Arrivano i miei preferiti: perché paladini sospettosi? Paladini perché tendenzialmente si informano molto e vogliono capire di più di quello che acquistano per essere realmente utili alla comunità. Sospettosi perché sì, si fidano poco di quello che trovano online a primo impatto e quindi continuano a informarsi. Sono sempre giovani – meno – ma in questo caso sono insicuri in modo diverso perché mentre nel caso di prima la poca autostima si traduceva in bisogno di costruzione di un’identità, in questo caso la poca autostima si traduce in difesa dei valori.

Il terzo gruppo è praticamente il gruppo di quelli preparati, competenti, severi nel tono ma positivi nei messaggi. Sono mediamente colti, una buona parte di questi è donna 35-44, e la cosa importante da notare è la grande sicurezza con cui queste persone approcciano ai brand.
Sanno bene quel che vogliono e sanno anche come vi si arriva: usano i social e si informano online e anche in TV, hanno tutti gli strumenti per discernere tra informazioni utili e non. Per loro è importante spendere bene i propri soldi, e aiutano la comunità spontaneamente con i loro contenuti per dire al mondo: io sono competente su questo aspetto.

Gli indignati delusi sono l’ultimo gruppo e guardampò il più numeroso: non cambieranno facilmente idea perché non ne hanno alcuna intenzione e sono estremamente critici: parlano per lamentarsi e per pontificare, non condividono esperienze positive. Sono arrabbiati e delusi quando condividono opinioni perché sono molto fieri della loro esperienza (magari anche perché sono più adulti).

<SPIEGONE>

Ma perché ci stai dicendo queste cose? Potevamo vederci il video senza che ci facessi tu il riassuntino punto per punto
E INVECE NO, perché lo sapete che se uno non vi assegna i compiti poi le cose non le fate da soli. E il punto a cui voglio arrivare è in una delle slide successive:

Voi ormai lo sapete quanto io sia fissata sui millennial, vero?
Ebbene, tutto quello che ci siamo detti finora ha sempre parlato degli under 35 come di un gruppo di persone tendenzialmente a proprio agio con i social, collaborativi, sognatori e sicuri – non nel senso di personalità fatta e definita, nel senso di sicurezza nell’approccio al mondo che contribuiscono a cambiare.

I millennials sono tacciati di essere sognatori e inconcludenti, viceversa le generazioni precedenti sono sempre descritte come molto più pragmatiche e insieme incapaci di comunicare sul web.
Eppure da questa suddivisione emergono degli aspetti che di solito non si considerano: Posto che ogni gruppo è trasversale su diverse fasce d’età, se li consideriamo così come sono genericamente rappresentati otteniamo che:

– Tutti, dai giovanissimi ai cinquantenni, usano il web per comunicare
– La fascia di millennial più consistente tende sempre alla critica, allo stesso modo in cui lo fanno gli indignati delusi
– La naturale evoluzione – anche solo anagrafica – sarebbe trasformare i paladini sospettosi in propositivi risoluti: ma come fare se sono ai due opposti?

E QUINDI:

– Possibile che il passaggio da critico a costruttivo abbia la propria chiave proprio nell’animo da paladini di quei circa30enni così impauriti e sospettosi?

</SPIEGONE>

Lungi da me infilarmi in una morale abbastanza attuale sull’importanza di contenuti e informazioni in grado di veicolare preoccupazioni, sospetti e convinzioni, ma di sicuro dal punto di vista di un esperto di digital marketing:
content is king – e da un grande potere derivano grandi responsabilità.

 

 

 

 

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