Quella volta che decisi di costruire un quadrato semiotico sulle serie TV

Qualche settimana fa ho avuto un’idea: ma le persone, quando scelgono di vedere una serie TV piuttosto che* un’altra, è perché hanno una certa età, oppure è perché tendono a comportarsi in un certo modo? La scelta di uno show televisivo da seguire (o da NON seguire, che poi è la stessa cosa) dipende da caratteristiche personali, o sono queste a essere influenzate dalla scelta di uno show da seguire?
E, ancora: ma è vero che i più grandi tendono a essere più seriosi e i più giovani più scanzonati? Quanto è moderna (e senza tempo) una serie giovane, fresca eppure uscita negli anni ’80, rispetto a una serie che segue una narrativa piatta e banale?

La narrativa conta nella valutazione di una serie? Sì, senza dubbio!
Musiche, fotografia, sceneggiatura? Ovviamente!
E allora perché non mettere tutti questi elementi insieme costruendo una specie di quadrato semiotico delle serie tv?
Dico una specie perché, stando a quanto mi dice un amico di cui non farò il nome per non metterlo in imbarazzo (ciao mamma) che si occupa di questo, non ci sono riuscita: il mio è un mapping semiotico.
Lo trovate qui, sul mitico blog di Una banda di cefali, e solo lì troverete la spiegazione di tutti e quattro i quadranti.

Qui, invece, se volete vi spiego (vi spiegoNO) come ho fatto, altrimenti fermatevi a questa dolcissima gif e alla prossima!

uuuu amo guarda siamo io e teee hihihihihi

<SPIEGONE>

Per voi temerari rimasti (sì lo so che siete due, ciao mamma!) provo a spiegarvi come si può costruire il coso semiotico, e questo potete farlo con tutto. Vi basta soltanto saper usare excel o google sheets, ancora meglio se avete voglia di condividere il lavoro con amici.

Fase 1 – I punteggi

Sì, questa è in effetti la parte più noiosa del lavoro, ma ne vale la pena, perché è in questo momento che dovrete dare un punteggio a due aspetti di una serie tv. 
Quanto è fresca e originale una serie? Il modo di raccontarti una storia, il tipo di personaggi? Il senso dell’umorismo e le scene di pathos?
Complessivamente l’estetica rivoluziona la scena TV o è stantio e ripetitivo? Ci sono serie uscite due anni fa che possono essere molto più vecchie di serie di 30 anni. Diamo quindi un punteggio da 1 a 10 su quanto una serie sia ggiovane (mi raccomando le due g altrimenti i calcoli non vengono), e lo stesso va fatto su quanto sia vecchia.

Poi andiamo nelle due colonne che raccoglieranno i valori dell’asse Y, e cerchiamo di capire in quale percentuale le serie TV sono amate da persone che si trovano in età 18-35 (generazione Y) e 35-50 (generazione X). Questo forse è un po’ meno soggettivo, e infatti il processo è stato molto più lungo: io ho spulciato sui social tutte le conversazioni pubbliche che ho trovato, nei gruppi privati, i profili di tutti i miei amici, e controllato l’età (o almeno la fascia di) di centinaia di persone (che palle i vostri figli/matrimoni/viaggi all’estero uagliù).
Ad ogni serie ho dato un valore da 1 a 10 sia per la colonna millennial che per generazione x.

Fase 2 – Le coordinate

Nel caso di Breaking Bad, io ho deciso che il valore ggiovane fosse 7 e vecchio 4, millennial è 6 e generazione x è 2.
Certo non perché non piaccia ai più grandi (ovviamente io non posso saperlo) ma perché ne parlano meno, e sono meno inclini a condividere con la loro comunità di amici roba su Breaking Bad. Meno, rispetto ai più giovani (questo anche anni fa quando si trasmetteva ancora la serie).
A questo punto devo ottenere il valore che mi posiziona sul grafico, e visto che ho deciso che i valori positivi sono ggiovane e millennial (il primo quadrante), la mia x sarà: valore ggiovane – valore vecchio; e la mia y: valore millennial – valore gen x.

Fase 3 – Il grafico a dispersione

Questo è il risultato di grafico a dispersione, utilissimo per capire in che modo dei punti con valore X,Y si disperdono.
Visto che, in base al calcoletto che ci siamo fatti, è possibile che alcune serie siano più vecchie che giovani, avremo delle x negative (lato sinistro del grafico). E se una serie è preferita dai più adulti rispetto ai più giovani, allora avrà valori Y negativi e la troveremo nella parte bassa del grafico.
Quindi praticamente il valore 0 si crea automaticamente al centro del grafico et voilà.

Posso ovviamente decidere di estendere e modificare il mio range di valori, io ho fatto da 1 a 10 per comodità ma voi potete anche utilizzare i decimali.
Io ho dato voti, ma se voi avete dei valori reali magari è ancora più interessante di così!

</SPIEGONE>

Fase 4 -*CONTENUTO PREMIUM* Noemi ti insegna in che modo potresti usare questo grafico

Tipo: sei un social media manager e la pagina che gestisci ha pochi follower, diciamo un centinaio. Ogni fan è cruciale per te perché ti segue anche se non sei nessuno.
-> ahimé è così: i follower acquisiti prima di una certa soglia o sono tuoi amici che hai invitato 8 volte e si sono rotti le palle delle notifiche, oppure sono PURO ORO e te li devi tenere streeettistrettistretti.

Prendi i loro nomi e trattali come io ho trattato le serie TV: ad ognuno di loro potresti dare un valore X, ad esempio, composto da fidelizzato (valore positivo) o non in target(valore negativo), sulla base di quanto interagisce con i tuoi post.
Sul valore Y ci puoi mettere l’età, il livello di istruzione, sentiment positivo e negativo (i punteggi sono dati sulla base di quanti commenti e reactions positivi e negativi ti ha lasciato quel singolo utente).
Alla fine praticamente avrai una panoramica di chi sono le persone che ti seguono di più, quelle più giovani, quelle più istruite, e potrai intrecciare questi dati ogni volta che ti pare.  Più preciso degli insight che ti fornisce Facebook, che sui piccoli numeri non è in grado di darti molte informazioni qualitative.

ciao ciao!
*nota: in questo blog non si fa uso disgiuntivo del “piuttosto che”

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